Una notte in Iran… sul bus per Shiraz

Antonio Amoroso

Antonio Amoroso

Una notte in Iran… sul bus per Shiraz

Sono le 7 e arriviamo alla stazione degli autobus di Teheran, l’autobus per Shiraz è tra circa due ore.
C’è un gran via vai di gente, ci sediamo e siamo gli unici occidentali presenti.  Corriera_IranAlcuni bambini ci guardano e sorridono, sembrano gli unici interessati a noi, per il resto, tranne alcuni poliziotti che parlano davanti ad un chiosco, sono tutti di fretta, indaffarati.
Ci avviamo al bus, saliamo ed è pieno di gente.
Ci sono alcune coppie giovani, contadini, forse agenti di viaggio, ci sorridono tutti, sono gentili e ci offrono addirittura i posti migliori.
Si capisce che sono curiosi, alcuni ci chiedono anche in un inglese stentato da dove veniamo e dove siamo diretti.
Ormai è notte, manca ancora l’autista, non lo vediamo anche se il bus è aperto e sembra pronto a partire.
Improvvisamente compare il conducente, dormiva in fondo al bus, si alza, si mette in ordine e comincia a pettinarsi davanti a tutti che applaudono, la scena è surreale.
Il conducente è un ragazzo che sembra compiaciuto dagli applausi e addirittura incita i passeggeri a continuare.
Noi non capiamo bene ma ridiamo, più che un tragitto in autobus sembra debba gestire qualcosa di più importante, capiremo dopo il perché.90672828_80d76a366c_z
Partiamo e comincia una dei tragitti in bus più strani che possano capitare nella vita, entriamo in un’autostrada a più corsie completamente al buio e con migliaia di camion e macchine.
Siamo illuminati solo dalle stelle e non c’è alcuna regola di guida: sorpassi a destra e sinistra, inversioni di marcia, uscite dal tracciato stradale per lunghi tratti in piena campagna con l’autobus.
Non c’è arroganza o prepotenza ma solo un gran disordine, camion fermi, in movimento, famiglie che dormono in macchina, che mangiano, viaggiano, interruzioni improvvise sulle carreggiate.
Spesso ci inoltriamo ne2842588506_bab708c70c_zi campi con tutto il bus, rientriamo in strada, vediamo le facce dei camionisti a pochi centimetri dai nostri finestrini.
Il nostro autista però guida tranquillo, sicuro e spigliato.
Sorride, è un protagonista di qualcosa di diverso da un trasferimento in autobus.
Abbiamo capito il perché degli applausi all’inizio del viaggio.
La notte vola, è mattina, siamo arrivati.
Sono tutti contenti, l’autista è soddisfatto, noi siamo stanchi ma abbiamo vissuto un’esperienza unica in una notte iraniana che non dimenticheremo mai.

Articolo di Matteo Medoro

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